Recenti scoperte dimostrano che non aiuta solo nella gestione del peso ma anche nella riduzione dell’ansia

Iniziamo con il presentare il digiuno intermittente non come una dieta così come molti lo immaginano ma bensì come un modo di distribuire i pasti durante il giorno creando un’alternanza standardizzata tra fasi in cui ci si alimenta e fasi in cui no o comunque si riduce di parecchio l’intake calorico.

Esistono diversi tipi di digiuno intermittente; vediamo quali sono i più noti

Sostanzialmente si tratta comunque di strategie alimentari che sottopongono all’organismo dei periodi più o men o lunghi senza apporto di energia.

Questo approccio può essere utile nei soggetti con IMC (indice di massa corporea) superiore a 30 ovvero coloro che ricadono nella condizione comunemente nota come obesità, ma anche in chi può avere un sovrappeso non così importante.

Oltre al fattore “quanto”, incide sul nostro organismo anche il fattore “quando”; i cicli di digiuno possono infatti avere ripercussioni positive  sul nostro cervello diminuendone la componente ansiosa. Ciò secondo i recenti studi, sarebbe dovuto alla capacità di adattamento che il nostro corpo matura durante le fasi del digiuno.

In recenti studi posti a confronto, il digiuno intermittente ha dimostrato di essere utile, al pari di una dieta equilibrata, nei confronti dell’eccesso di peso, massa grassa e metabolismo glucidico. In più però, il digiuno intermittente si è rivelato capace anche di diminuire significamente i segnali della infiammazione cerebrale.

Allo stato attuale questi studi sono ancora nella fase sperimentale pertanto non è corretto indicare il digiuno intermittente quale rimedio per i disturbi d’ansia; ciò nonostante ci sono buone speranze che questo approccio dietetico possa fornire un supporto in più nella lotta all’ansia